Il peso dei passi

Sì, ne sono certa. I passi non sono tutti uguali.

Ad esempio, prendiamo il primo.

Ecco.

Il primo passo (e lo si intenda come meglio si crede).

Che peso ha il primo passo?

Può essere pesante, impedito, impacciato. Quanta fatica possono portare le idee soltanto a pensarle. Pensare le azioni, pensare desideri, pensare momenti felici, pensare come sentirsi meglio: pensando restando a pensare. Così anche i sogni diventano opprimenti.

Un passo. Solo un passo.

Ma solo a pensarlo è così gravoso, che no, via,  non ci riesco… e non ho i vestiti adatti, e il meteo, e l’umido, e se casco, e fuori fa freddo e poi… perché? Sono già stanca.

Un passo. Solo un passo.

Quante aspettative, quanti frustrazioni, quante speranze e quanti timori gli sono affidati?

A differenza di pressoché tutti gli altri mammiferi, l’uomo impiega circa un anno prima di compiere un passo senza mani, divani, girelli, mobili, pareti, tende. Forse è impresso nel nostro DNA questo pensare e ragionare a monte prima di iniziare a camminare. 

400 giorni per un gesto rivoluzionario: andare avanti. Da soli. 

Dico rivoluzionario perché non appena la pianta del piede si stacca dal suolo il peso si alleggerisce, lo sguardo si distende, la mente inizia a respirare. Dopo qualche passo i residui di catene che ci portiamo appresso ci abbandonano e dopo un po’ che il cammino è iniziato non si ricorda nemmeno più tanto bene quale fosse esattamente quel peso così opprimente che ci teneva inchiodati.

La scienza ci racconta che un passo si suddivide in otto fasi riassumibili in 3 macro-gruppi:

1. Il carico del peso
2. Il sostegno su una sola gamba
3. La progressione dell’arto.

E non sembra anche a voi un cerchio che si chiude?

Tutto parte da un peso, una fatica, un’oppositività, ma riusciamo a farcene carico e a sostenerlo grazie al movimento, al procedere, all’andare avanti.

Basta un passo. Un solo passo.

Scarpe nuove eppur bisogna andar

le scarpe nuove di capaerrante

Ho abbandonato la mia vita da ufficio da poco più di un mese, ma ne ho già uno sbiadito ricordo della routine che per anni ha fatto parte, volente o nolente, della mia vita.

Adesso è giunto il momento di partire, nella maniera che da un paio di anni a questa parte meglio mi rappresenta: a piedi. In una terra in cui non sono mai stata: la Sardegna.

A malincuore ho abbandonato i vecchissimi scarponi che mi hanno accompagnato in tutti i miei cammini passati. Ma se si inizia qualcosa di nuovo, è il caso di farlo nei migliori dei modi.

E allora che queste scarpe mi portino con leggerezza su sentieri meravigliosi e che questo cammino mi conduca ad incontri unici e indimenticabili. (amen)